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Comunicazione: 3 Regole per renderla efficace

Comunicazione: 3 Regole per renderla efficace

9 maggio 2017

Che la comunicazione e l’immagine siano alla base della sopravvivenza di un’attività commerciale, credo sia oramai, per fortuna, argomento assodato.
Davvero non c’è bisogno di spiegare quanto la scelta di un nome, di un logo, di un’immagine coordinata, studiati e ideati nell’ottica di una coerenza con il settore di competenza e con il target di pubblico cui si mira, siano alla base di qualunque business di successo.
Chiunque abbia trascurato, nell’organizzazione del proprio business, questi argomenti elementari, probabilmente oggi ne sta già gestendo il fallimento.

Do per scontato che chiunque decida oggi di aprire un’attività commerciale o di servizi abbia ben chiaro che dovrà scegliere con attenzione un nome, un logo e una grafica di base per la presentazione di tutte le documentazioni che si troverà ad emettere. (N.B. Se avete in mente di fare business e non avete pensato a queste cose, correte ai ripari, perché avrete ripercussioni negative su: approccio, presentazione e fidelizzazione della clientela, applicazione di tariffe eque, arricchimento del vostro portfolio. A che servirà far bene il vostro lavoro se nessuno si ricorderà di chi l’ha fatto?)

Quali sono dunque a nostro avviso le regole fondamentali della comunicazione efficace?
 

1° Pianificazione e Coerenza formale.

Anche sulla base solida di un’immagine aziendale non improvvisata, molti imprenditori commettono l’errore di frammentare le proprie produzioni pubblicitarie alla ricerca di un risparmio opinabile. Esempio tipico è quello di procedere senza pianificazione, ma per esigenze estemporanee, dettate dalla quotidianità. Se oggi mi chiedono “hai un biglietto da visita?” Domani vado a stampare 10.000 biglietti da visita nella prima tipografia che trovo su internet che ovviamente mi regala anche il progetto grafico.
Tutto molto economico, ma chiaramente qualitativamente troppo standard e soprattutto quasi mai coerente con l’immagine studiata in precedenza (o con quella che adotterete poco dopo per qualcos’altro). Risultato? 10.000 pezzetti di carta di cui vi stuferete presto guardando le business card eleganti e curate di qualcun altro, che magari ne ha fatte stampare 5000 ma ha speso la vostra stessa cifra contattando un’agenzia di comunicazione seria.
La stessa errata prassi si può estendere a numerose altre situazioni frequenti: adesivi, magliette, merchandising a ridosso di fiere o eventi, pubblicazioni su riviste o su social network: tutti elementi indipendenti l’uno dall’altro, che veicolano un’immagine di poca professionalità e personalità dell’azienda. In altre parole pubblicità negativa.
Il primo step dunque, sintetizzando, è imparare a pianificare e coordinare lo stile delle proprie pubblicazioni, affidandone la cura a dei professionisti che verranno interpellati ogni qualvolta avrete da produrre del materiale marchiato. Questo intervento ovviamente avrà un costo, ma sarà una garanzia per l’effetto positivo del vostro investimento. Il consiglio nel caso il budget sia limitato è limitare la produzione ma assicurarsene la qualità. Investire del denaro per averne un ritorno di immagine negativo è un suicidio commerciale (purtroppo assolutamente frequente).
 

2° Qualità dei contenuti.

La coerenza delle pubblicazioni, come detto, garantisce un’affidabilità e una riconoscibilità certa del Brand aziendale, ma come si cattura l’attenzione dello spettatore? E soprattutto come si fa a convertire quello spettatore in un nostro cliente? Qui interviene la qualità dei contenuti proposti. Innanzitutto una precisazione. Che si intende per qualità? Non parliamo ancora di campagne pubblicitarie in grande stile, ma di produzione di contenuti proprietari. Nell’ultimo decennio si è fatto largo uso delle immagini di stock, foto spesso anche magistralmente eseguite da professionisti e messe in vendita su piattaforme specifiche, in maniera tale da risultare la soluzione ideale per produrre campagne d’effetto in tempi brevissimi e costi contenuti. Tutto molto gradevole anche qui, se non fosse che l’occhio dello spettatore, negli ultimi anni, ha cominciato a distinguere questo genere di comunicazione da quella autentica. Di conseguenza esistono settori in cui questo strumento è ancora in voga e altri in cui è fortemente sconsigliato: se fino a 10 anni fa era una splendida idea proporre un bel panino di 3 piani per un pub, oggi, è caldamente consigliato realizzare degli scatti autentici (fatti anche meglio di quelli da stock) su dei panini realmente in menù , contestualizzati nell’ambiente originale, in cui vengono proposti.
Altro esempio altrettanto calzante è quello dei video, diventati grazie ai social network uno strumento di valorizzazione del brand imaging fondamentale. Un video realizzato con tecniche cinematografiche e un utilizzo sobrio e moderno di computer grafica è un biglietto da visita eccezionale per chiunque si avvicini alla conoscenza del brand, tramite social o piattaforme web.
 

3° Assiduità, solidità, innovazione.

Uno degli errori più frequenti è quello di credere che una buona campagna di comunicazione pubblicitaria debba assicurare da sola il successo per gli anni a venire del business. Nulla di più falso. La comunicazione non è un messaggio dentro una bottiglia, è un dialogo che si instaura con il pubblico. Un dialogo che va mantenuto vivo con interventi mirati e diluiti nel tempo, assicurando la presenza sul territorio di interesse e nei vari momenti dell’anno. Quello che oggi non è un cliente potrà diventarlo fra sei mesi o un anno, semplicemente perché dinnanzi ad una sopravvenuta esigenza avrà ricollegato l’idea del brand a quel servizio o prodotto particolare, che ora gli occorre. Tenere sempre teso il filo con il proprio potenziale pubblico è il segreto di ogni business di successo. La solidità di una presenza costante nell’immaginario visivo del cliente trasmette la sicurezza che permette di differenziarsi dalla concorrenza.
Altro elemento essenziale nell’esito positivo di una comunicazione è la necessità di innovazione: troppo spesso si rimane attaccati ad un vecchio logo o a dei colori desueti convinti di rimanere più impressi nella memoria del proprio cliente. Anche qui un falso ideologico. Un’immagine obsoleta trasmette una carenza di modernità e innovazione, il pubblico segue più piacevolmente un brand che sa evolversi e proporsi in una veste più moderna mantenendo comunque la sua tradizione ed esperienza. Ecco perché i top brand rinnovano la loro immagine regolarmente ogni 7-10 anni.

In conclusione il nostro consiglio è: Attenzione alla vostra comunicazione, perché la pubblicità è da sempre un’arma a doppio taglio. Non fare nulla è di gran lunga preferibile al fare qualcosa di mal concepito o tecnicamente improprio, sia per il denaro che risparmiate che per il danno di immagine che evitate.

A-Kube Advertising
Agenzia di comunicazione e pubblicità a Palermo


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